A cura di ADRIANA OBERTO
fotografie di ADRIANA OBERTO, CLAUDIO PAPPALARDO, GIANCARLO NITTI
FRONT, TO – ITALIA
Al vivaio Le Moie a Front Canavese, in provincia di Torino, è possibile assistere alla fioritura della Victoria Cruziana, una ninfea tropicale amazzonica con un ciclo riproduttivo molto particolare e affascinante, e delle sue “cugine” dalla fioritura notturna.
La Victoria Cruziana
Un fiore col nome da regina che cambia volto in due notti
Non è un caso se la ninfea gigante porta un nome regale. Il genere Victoria venne infatti battezzato nell’Ottocento in onore della regina Vittoria d’Inghilterra, in un’epoca in cui le scoperte botaniche erano anche atti di prestigio e di diplomazia scientifica. Trovare, coltivare e mostrare una pianta mai vista prima significava celebrare il potere dell’impero e il genio degli esploratori.
La prima ad essere descritta fu la Victoria amazonica, proveniente dalle acque lente dell’Amazzonia. Le sue foglie giganti e i fiori notturni lasciarono senza parole gli studiosi europei, che decisero di dedicarla alla giovane sovrana britannica, allora simbolo di un impero in espansione. Qualche decennio più tardi, un’altra specie di ninfea gigante venne scoperta nei bacini d’acqua del Paraguay e della Bolivia: la Victoria cruziana. Il suo nome non rimanda a una corona, ma a un naturalista: Andrés de Santa Cruz, presidente della Confederazione Perù-Bolivia a metà Ottocento, a cui i botanici vollero rendere omaggio.
La riproduzione della Victoria Cruziana è un capolavoro della natura. I suoi fiori si aprono al tramonto e, nella prima notte, si presentano di un candido bianco, femminili, dal profumo intenso di ananas e caldi (hanno un calore di almeno 7° superiore a quello ambientale) e ricco di amido per attirare gli impollinatori. Durante il giorno successivo, i petali si richiudono, trattenendo i coleotteri all’interno. La seconda notte, lo stesso fiore si riapre, ma questa volta come maschio: i petali diventano rosa e gli scarabei vengono rilasciati ricoperti di polline, pronti a fecondare un fiore di un’altra pianta. Il fatto che sia prima il fiore femmina e poi il maschio a sbocciare è di fondamentale importanza perché avvenga un’impollinazione incrociata e impedire l’autoimpollinazione: sulla stessa pianta non ci saranno mai fiori dello stesso sesso aperti nello stesso giorno.
Un ciclo breve ma intensissimo, che trasforma ogni fioritura in un piccolo spettacolo naturale. Inoltre, per evitare che il ciclo venga in qualche modo disturbato, la notte seguente non avviene fioritura. I fiori impollinati appassiscono e si immergono per far maturare i frutti. I semi, quando vengono dispersi nell’acqua a maturazione del frutto, non cadono sul fondo, dove non avrebbero luce e sarebbe loro difficile germogliare; essi sono infatti ricoperti da un involucro gelatinoso che permette loro di galleggiare e di allontanarsi trasportati dalla corrente; dopo un paio di giorni l’involucro si consuma e il seme va a fondo e germoglia.
Al vivaio Le Moie, la coltivazione della Victoria cruziana è una vera e propria attrazione. Qui, tra vasche e laghetti alimentati da sorgenti naturali, la regina acquatica trova le condizioni ideali per crescere e stupire ogni estate. I suoi fiori notturni diventano il fulcro di visite e racconti, regalando agli ospiti l’esperienza rara di assistere a una delle strategie riproduttive più affascinanti del regno vegetale.
Adriana Oberto, Claudio Pappalardo e Giancarlo Nitti Photography
Le foglie della Victoria cruziana, galleggianti e bordate da un caratteristico margine rialzato, possono raggiungere anche i due metri di diametro. La loro struttura nervata, resistente e leggera al tempo stesso, è in grado di sostenere un peso sorprendente: non a caso vengono spesso soprannominate “tavole d’acqua”. Il proprietario del vivaio ha una foto della figlia sdraiata su una foglia di 1 metro e 86 cm di diametro.
Dove siamo
Siamo a Front, un piccolo centro del Canavese, in provincia di Torino e a circa 30Km dal capoluogo. Si tratta di terra di vigne, mais e noccioleti, dove la pianura si apre verso le prime colline moreniche e lo sguardo abbraccia un paesaggio rurale fatto di cascine, prati e campi coltivati. Un territorio legato alle produzioni agricole tipiche del Piemonte, che profuma di tradizione contadina e stagioni ben scandite.
L’importanza dell’acqua
L’acqua che sgorga sul terreno del vivaio, grazie alle risorgive, non scende mai al di sotto dei 13° ed è sempre presente tutto l’anno e anche in periodi di siccità. Questo permette non solo la coltivazione delle ninfee nei bacini e nelle vasche a cielo aperto, ma anche nelle serre invernali, dove agisce un po’ da “termosifone“, disperdendo il calore. Per fare un esempio, l’inverno scorso, quando la temperatura esterna è scesa in alcuni momenti di 8,9 gradi sotto lo zero, dentro la serra in policarbonato non si è mai arrivati allo zero, neanche la notte. E’ nelle serre che svernano le ninfee tropicali, le colocasie, le thalie e le altre piante che si accontentano di temperature basse, ma che morirebbero ad una temperatura minore.
Le Moie - più di un vivaio
Qui sorge una realtà unica in Italia: il vivaio Le Moie, specializzato in piante acquatiche. Si tratta di un’oasi di oltre 27 ettari, in cui sorgono laghetti, vasche e serre che custodiscono meraviglie botaniche capaci di sorprendere anche l’occhio più allenato. D’altronde il nome stesso, dal piemontese “mojà” = “bagnato/a mollo”, definisce la natura stessa della zona.
Al vivaio troviamo ninfee che sembrano dipinte da Monet, fiori di loto dalle corolle perfette, piante palustri e varietà tropicali che sbocciano grazie alla temperatura costante garantita dalle risorgive naturali. Ogni dettaglio di questo vivaio racconta una storia di equilibrio tra acqua, terra e passione.
Quello che oggi appare come un Eden acquatico era, non molto tempo fa, un terreno dimenticato, trasformato da chi ci viveva in una sorta di discarica a cielo aperto. L’intuizione e la visione del sig. Emanuele, che ha creduto nel potenziale di questo spazio hanno cambiato tutto: laghi artificiali, habitat naturali e una biodiversità che ha trovato casa. Oggi tra le ninfee e i fiori non si vedono solo piante, ma anche uccelli acquatici, anfibi e pesci. Si tratta di un ecosistema che si autoregola e che contribuisce a mantenere l’area viva e sostenibile, attirando l’attenzione di naturalisti e appassionati di biodiversità.
Le Moie non è solo un centro di produzione: è anche un luogo aperto a visitatori, fotografi e famiglie. Oltre alla vendita delle piante, propone visite guidate ed è diventato una meta per chi cerca esperienze all’aria aperta. La presenza di laghetti scenografici e percorsi naturalistici rende il vivaio un’attrazione capace di unire divulgazione scientifica e turismo verde.
In breve, questo posto rappresenta un unicum in Piemonte e un punto di riferimento nazionale per chi ama le piante acquatiche. Le recensioni parlano di un luogo “magico” e “inaspettato”, capace di trasmettere meraviglia a chiunque vi metta piede.
Non solo Victoria Cruziana
Le Moie rappresenta un palcoscenico molto ricco, popolato da specie acquatiche e palustri che regalano colori, forme e fioriture sorprendenti per gran parte dell’anno.
Ninfee: i colori dell’acqua
Le ninfee sono le grandi interpreti dell’estate. A sinistra dell’entrata de Le Moie una grande vasca è dedicata a loro. La presenza della pianta nella vasca delle tropicali, però, richiede alcune astuzie da parte del coltivatore. La pianta, infatti, muore in inverno e viene ripiantata in primavera, ma ha bisogno di ben nove mesi di temperature calde. Per ovviare a questo “problema” il sig. Emanuele le semina all’interno di un acquario con un termoriscaldatore che garantisce loro i 28/30 gradi necessari per la germinazione; a fine maggio o gli inizi di giugno vengono trasferite nella vasca a loro dedicata solo quando la temperatura minima dell’aqua supera il 20°. Ci sono tre specie di Victoria: la Cruziana, che è più semplice da coltivare, la amazzonica e la boliviana, la cui scoperta è recente e risale al 2022. Al vivaio ci sono anche alcuni ibridi:, tra cui la Victoria Longwood, la Dreamer, la Calypso Rose e altre. Le grandi foglie hannno spine sui bordi e nella parte sommersa: servono a proteggere la pianta dai predatori (pesci), che altrimenti se ne ciberebbero.
Oltre alle Victoria e gli ibridi, il vivaio ospita anche ninfee rustiche, tra cui altre varietà che si aprono di notte.
Fiori di loto: il simbolo di purezza
Tra luglio e agosto, i laghetti di Le Moie si riempiono di corolle rosa e bianche: sono i fiori di loto, piante sacre nelle culture orientali e oggi molto apprezzate anche in Italia per il loro valore ornamentale. Le foglie, grandi e idrofobe, creano un paesaggio quasi irreale, amplificando il senso di immersione in un giardino esotico. Le piante al vivaio sono edibili: le foglie vengono usate per avvolgere involtini; i semi ricordano le noccioline; la parte più importante, però, è il rizoma, simile alle patate, ma meno farinoso e più resistente che deve essere raccolto raschiando il fango sul fondo.
Piante palustri: la cornice verde
A completare l’habitat, il vivaio coltiva anche una vasta gamma di piante palustri, fondamentali per ricreare gli ecosistemi acquatici. Queste non solo impreziosiscono i bordi dei laghetti, ma contribuiscono anche a mantenerne l’equilibrio naturale, offrendo riparo e ossigenazione.
Il banano d’acqua (Typhonodorum lindleyanum) è una pianta acquatica perenne del Madagascar, con grandi foglie lanceolate e fiori simili a quelli della calla. In realtà non ha niente a che vedere con la pianta del banano, ma è parente delle piante del genere Alocasia – quelle che vengono anche chiamate “orecchie d’elefante” – e alle Colocasie, come la Black Magic, anch’essa ospitata nella vasca. Il banano d’acqua, allo stesso modo, viene tenuto in serra durante l’inverno.
La Ludvigia Sedioides (pianta mosaico) è una bellissima pianta con foglioline piccole “a mosaico” e fiorellini gialli, che tende a compattarsi la notte e a scendere verso l’acqua. Ha bisogno di molta luce, e infatti d’inverno viene usata una lampada a 200 watt che la illumini.
Altre piante ospitate sono la Tallia Geniculata Red Stem, che ha il fusto rosso e una fioritura molto elegante; la Ruelia Brittoniana che vive anche in terra; l”Aeschynomene o mimosa d’acqua, con le sue foglie sensibili e che si ritraggono al tocco; la Sagittaria tropicale, che nasce da seme: questi, quando assorbono l’acqua sembrano muoversi autonomamente.
Al di là delle vasche
Al di là delle vasche che accolgono il visitatore sulla sinistra quando entra, e oltre l’edificio adibito a ristorante, ci sono il lago principale di 3000 mq e una serie di bacini più piccoli, tutti alimentati da una serie di risorgive naturali regolate da meccanismi di “troppo pieno” per il controllo del livello dell’acqua. Questa sgorga alla temperatura di 13°, ma è in realtà parecchio più calda, perché il meccanismo “pesca” sempre l’acqua superficiale, che è stata riscaldata dal sole.
Il cipresso delle paludi
Da un lato del bacino più grande crescono i Tassodium Distichum, conifere decidue di medie dimensioni, che in autunno regalano uno spettacolo indimenticabile. Le loro foglie, di uno bellissimo colore rosso, tingono le rive del lago di calde sfumature, creando un paesaggio suggestivo sia sugli alberi che a terra, dove formano un morbido tappeto naturale. Queste piante hanno una particolarità affascinante: le loro radici producono i pneumatofori, piccole estensioni che emergono dall’acqua come tubercoli. Grazie a questo straordinario adattamento gli alberi riescono a respirare anche in ambienti sommersi, sollevando le radici fuori dall’acqua per catturare ossigeno, prima di tornare a immergerle in profondità.
Il boschetto di bambù
Poco più a destra del lago si apre un incantevole boschetto di bambù. Queste piante, già presenti prima della nascita del vivaio, sono state valorizzate dal sig. Emanuele, che ha trasformato l’area in un luogo davvero magico. Qui il bambù regala al visitatore un ipnotico gioco di luci e ombre, reso ancora più suggestivo di notte, quando il boschetto si illumina grazie a un percorso di luci appositamente posizionate che, seguendo il sentiero a zig zag creato tra le piante, conducono fino al bacino della Victoria Cruziana.
Il bambù, pur sembrando un albero, è in realtà un’erba straordinaria. Ogni fusto nasce già con il suo diametro definitivo, che manterrà per tutta la vita. In soli due mesi e mezzo raggiunge l’altezza massima, ma la sua resistenza dipende dal tempo: se tagliato subito, infatti, marcisce velocemente, mentre dopo quattro o cinque anni diventa il legno resistente e versatile che conosciamo e che viene utilizzato in innumerevoli lavorazioni.
La fauna
Il vivaio è un autentico rifugio naturale per una varietà di animali, anche uccelli migratori, che trovano qui il luogo adatto per sostare o per vivere. Al centro del lago c’è un’isoletta su sui è possibile osservare le Nitticore, uccelli migratori che arrivano in aprile e ripartono agli inizi di ottobre. Un’altra specie che frequenta questo luogo, non migratrice, è quella dell’Airone Guardabuoi, così chiamato perché a volte segue gli aratri durante la lavorazione dei campi.
Ci sono poi degli animali liberi, tra cui otto oche domestiche, una coppia di oche canadesi e oche facciabianca (Branta leucopsis).
Uno dei laghetti ospita le carpe coi, che si avvicinano se sentono la voce dell’uomo, anche se qui non vengono alimentate. Oltre a queste ci sono delle carpe erbivore, le Amur (Ctenopharyngodon idella) più grandi e scure.
C’è poi la voliera, costruita tre anni fa per proteggere gli animali dai predatori. Il numero di anatre corritrici si era infatti ridotto da 27 ad 8; insieme alle superstiti ci sono una coppia di cigni, una Mandarina Duck, anatre mignon, una coppia di fistione turco e una di Dendrocigna dal becco rosso (Dendrocygna autumnalis). La coppia di dendrocigne aveva da poco fatto il nido e schiuso cinque uova quando è riuscita a scappare dalla voliera: purtroppo tutti i pulcini sono morti. Probabilmente era scappata dalla voliera a causa della presenza di tartarughe, che sono in tutti gli specchi d’acqua: queste afferrano l’animale per una zampa e lo trattengano fermamente mentre questo si dibatte e così facendo si sfinisce, per poi mangiarlo.
Mentre ci dirigiamo verso l’uscita sappiamo che Le Moie di Front ci hanno regalato calma, meraviglia e la sensazione preziosa di aver vissuto un luogo incantevole, a contatto con una natura che sa ancora sorprenderci.
Trovate info su questo bellissimo posto qui.